Apicoltura Urbana: tra storia e futuro dell’arnia 2.0

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Apicoltura Urbana tra storia e futuro dell'arnia 2.0

Arnie a Berlino, Londra, Parigi, New York, Copenaghen, Tokyo. E in Italia arnie sui tetti di Torino, Milano, Roma, Bolzano.

L’apicoltura urbana sta diventando sempre più presente sui palazzi delle nostre città. Ma come è nato tutto questo movimento che sta diventando sempre più popolare?

Scopriamolo insieme!

Le api come radar della qualità dell’ambiente

L’apicoltura urbana si sviluppa non a caso. Le api, estremamente sensibili alla qualità dell’ambiente in cui si muovono, iniziarono a morire in modo massiccio nei contesti rurali a causa della grande presenza di pesticidi mortali per la loro salute.

Apicoltori lungimiranti, per poter contenere questa moria, iniziarono a spostarsi in zone meno contaminate con arnie posizionate vicino alle città. Città più sane della campagna? Una conseguenza singolare, verrebbe da pensare, visto che notoriamente le città hanno problemi di smog.

Eppure, a differenza delle zone vicine  a campi trattati con pesticidi, dove si trovano anche poche varietà di fiori e molte graminacee che non producono nettare, le città dispongono di parchi, aiuole e anche numerosi balconi fioriti, tutti non trattati chimicamente, dando così la possibilità di raccogliere nettare sano per la produzione di miele ed affini.

 

Come nasce l’idea di sviluppare un’apicoltura urbana?

L’idea geniale di offrire loro un habitat ideale sui tetti delle case e dei palazzi, controllati anche più facilmente in termini di distanze e spostamenti, inizia a rendersi concreta in molte città.

Sempre più apicoltura urbana sostenuta sia da privati (come apicoltori hobbisti che professionisti) con numerose arnie distribuite nei vari centri abitati, che da centri di ricerca e monitoraggio della qualità dell’ambiente, con la collaborazione di imprese. Ta le più note, l’esempio di Lamborghini, dove hanno posizionato arnie utilizzando Melixa System per valutare la salute delle api, come segnalato sul loro stesso sito internet:

” Al tema della scomparsa delle api è dedicato uno dei progetti che hanno reso Lamborghini un’ eccellenza mondiale anche nella sostenibilità ambientale: il biomonitoraggio dell’area adiacente al Parco Lamborghini attraverso 11 alveari, con lobiettivo di analizzare il livello di inquinamento atmosferico”. ).

 

Certo, improvvisarsi apicoltori non è facile, ma nel nostro piccolo, ognuno di noi può aiutare l’apicoltura aumentando la quantità di fiori sui propri balconi o piantando qualche nuova specie fiorita in giardino, offrendo così una fonte di cibo in più alle colonie di api.

Non dimentichiamo l’importanza dell’apicoltura per la nostra qualità della vita e la produzione alimentare derivante dall’impollinazione, senza la quale, migliaia di alimenti sparirebbero dalle nostre tavole. Ecco perché vale la pena sostenere sia l’apicoltura che le api, magari gustandosi il proprio miele fatto sul balcone di casa!

 

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